Pubblicato il: 30 ottobre 2017 alle 10:46



“La Sicilia deve tornare a crescere sui sacrifici delle mani che conoscono il mare che sanno cosa significhi  salpare le ancore per ore e addirittura per giorni, dalle mani di chi conosce il sacrificio di questa quest’arte antica, che tramandata di padre in figlio da quelle mani dovrà arrivare alle nuove generazioni per continuare a pescare nei nostri mari – ad affermarlo è Vincenzo Figuccia deputato dell’Udc all’Ars che aggiunge – Garantire i pescatori significa garantire un’alimentazione mediterranea nella quale il pescato nostrano non ha nulla a che vedere con quello delle acque salmastre del Giappone il cui commercio è invece incoraggiato dalle attuali direttive europee che spesso lo fanno finire sulle nostre tavole. Basta con le sanzioni elevate, basta con quelle direttive che bypassano le logiche di una tradizione che ha radici millenarie, norme ue che costituiscono la rete più subdola che soffoca questi uomini di buona volontà. Ad intervenire nella difficile situazione dei pescatori è anche Giovanni Lo Coco rappresentante regionale dell’associazione Marinerie d’Italia e d’Europa che dichiara: “Abbiamo elaborato un programma di 14 punti nei quali chiediamo con l’urgenza del caso, il riconoscimento e la garanzia di una nostra rappresentanza ai tavoli tecnici in consiglio regionale, al dipartimento pesca, che sia proporzionale al numero delle marinerie presenti nell’isola, ben 31. Chiediamo inoltre l’applicazione dell’articolo 14 dello Statuto della Regione che riconosce la potestà esclusiva della Sicilia nel legiferare in materia di pesca e che infine il nostro lavoro di pescatori sia riconosciuto come mestiere usurante. Queste sono solo alcune sottolineature che pongono al centro il mare, da sempre fonte primaria di sostentamento dei siciliani, una risorsa che se orientata nelle giuste direzioni può fungere da volano dell’economia siciliana avviando percorsi virtuosi di turismo ittico” – conclude Lo Coco.

Com. STam.