Pubblicato il: 12 novembre 2017 alle 13:37



Delle problematiche connesse con la gestione di questa risorsa e delle strategie per evitare sprechi valorizzando un bene primario per tutti. Non è caso se in tutta Europa, i Contratti di Fiume sono ormai una realtà consolidata. Anche sotto altre forme: Contratti di Lago, Falda, Foce, Costa, Paesaggio Fluviale. Tutti costituiscono una vera innovazione, una rivoluzione pacifica, democratica e dal basso, per reagire al continuo diffondersi del dissesto idrogeologico e della precarietà di un territorio reso sempre più drammaticamente vulnerabile dall’eccessiva antropizzazione e dalla carenza di manutenzione. In Italia, ormai, nell’85 % delle regioni questo strumento è ormai un modo di operare riconosciuto e attivo. I Contratti di Fiume intendono, innanzi tutto, contribuire a superare la logica dell’emergenza mettendo in campo una politica integrata che coinvolga tutti i soggetti interessati, verso una prevenzione attiva ed in grado di produrre indubitabili conseguenze positive anche sul piano economico.

In Sicilia, invece, solo nei giorni scorsi si è giunto ad un atto definitivo e, si spera, in grado di mettere in moto i meccanismi legati ai Contratti di Fiume. Sono stati necessari  quattro anni perché questo fosse possibile: i primi due per aderire alla “Carta Nazionale dei Contratti di Fiume” Delibera n 242 del 25 settembre 2015 e altri due anni per dare attuazione agli stessi Delibera di Giunta Regionale n 466 del 23 ott. 2017. A mancare è stata forse la volontà di mettere in atto quanto promesso. Lo dimostra il fatto che, per far partire la Cabine di Regia prevista, sono stati necessari altri due anni: solo pochi giorni fa, con la delibera 466 di Ottobre 2017, (pochi giorni prima della scadenza del mandato e delle nuove elezioni) la Giunta Regionale ha finalmente istituito la Cabina di Regia dei Contratti di Fiume.

Un notevole ritardo rispetto al resto d’Italia, ma un lasso di tempo enorme rispetto al resto d’Europa, dove già nel 2000, con la Direttiva 2000/60/CE, erano state definite le “linee guida per l’azione comunitaria per il raggiungimento, entro il 2015, di buono stato di qualità ambientale per tutti i corpi idrici della comunità  attraverso l’integrazione tra le necessità antropiche, il mantenimento degli ecosistemi acquatici e la mitigazione degli effetti delle inondazioni e delle siccità”. Contemporaneamente è stato nominato componente del tavolo Regionale di Coordinamento, Angelo Torre, che vanta un’esperienza quasi decennale in materia come delegato del Co.P.E al Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume del Ministero dell’Ambiente per l’Attivazione dei Contratti di Fiume al Sud Italia.

Un percorso riconosciuto anche dalla VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici) della Camera dei Deputati che a ottobre ha ribadito che i contratti di fiume hanno un ruolo essenziale nelle politiche di prevenzione del dissesto idrogeologico, di difesa del suolo e di programmazione intersettoriale a livello centrale. Per questo sono essenziali “nella strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici” e “sono presenti nei criteri di selezione previsti per il Programma di sviluppo rurale nazionale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Riconoscimenti che saranno alla base delle scelte politiche e gestionali per i prossimi anni. E dei quali il nuovo governo regionale, appena eletto, non potrà non tenere conto nelle proprie scelte.

C.Alessandro Mauceri