Pubblicato il: 9 marzo 2017 alle 07:12



Sarà l’ultimo Jackman  con artigli lupeschi? Pare di sì. La sola presenza fissa dei film sugli X-Men, l’unico carattere impersonato sempre dallo stesso attore, va in pensione, o forse lascia il testimone. Ulteriore notizia di rilievo in questa nuova trasposizione Marvel firmata da Mangold (supportato allo script da Michael Green e dall’interessante Scott Frank): il regista continua a essere uno dei più eclettici di Hollywood. Dopo aver girato Wolverine – L’immortale (2013), infatti, sembrava infine giunta l’ora di ripetersi per l’autore del poliziesco Cop Land, del drammatico Ragazze interrotte, del biografico-musicale Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line, del remake del western Quel treno per Yuma, giusto per citare dei titoli; invece il nostro sa smarcarsi perfino qui, confezionando una storia di supereroi pesantemente disillusi (e invecchiati) con toni diversi da quelli del capitolo di quattro anni fa (basti notare i risvolti violenti), ancora debitrice dei “film di frontiera”. A dimostrarlo sarebbe sufficiente l’insistita citazione di un classico quale Il cavaliere della valle solitaria, che sul finale si trasforma letteralmente in atto di fede (e d’amore) nei confronti del cinema.

L’apertura (e la lunga e tesa scena nell’hotel) è notevole: nel 2029, in un contesto che definiremmo pre-apocalittico, l’unghiato mutante (fra i pochi superstiti della sua specie), che vive nascosto insieme al novantenne e malandato Xavier (Stewart) – le cui capacità telepatiche sono ormai incontrollabili – e al vampiresco Caliban (Stephen Merchant) sbarcando il lunario come chauffeur nei pressi del confine messicano in attesa di prendere il largo (in barca), è importunato da alcuni pericolosi balordi che vogliono smontargli l’auto. La reazione diviene progressivamente violenta, e presto attira l’attenzione di Pierce (Holbrook), braccio destro (bionico) del dr. Rice (Grant), sperimentatore genetico para-nazista votato a creare inarrestabili automi. Uno dei suoi “campioni”, la piccola Laura (Keen, assai efficace), è sfuggito al giogo, protetto dall’infermiera Gabriela (Elizabeth Rodríguez). Sia lei che il gregario cercano Logan (per chi non lo sapesse, è il nome proprio del personaggio principale), l’una per tutelare la bambina, l’altro per rintracciarla e catturarla. Da che parte si schiererà il recalcitrante protagonista (fino allo scontro con una nemesi che purtroppo stavolta non è Sabretooth), ospitato brevemente con la sua stramba “famiglia” dai vessati Munson (Eriq La Salle ed Elise Neal), non è difficile immaginarlo; ma è il tetro percorso (tra poteri che fanno cilecca e fumetti millantatori) a colpire.

Logan – The Wolverine (USA, 2017) di James Mangold con Hugh Jackman, Patrick Stewart, Dafne Keen, Boyd Holbrook, Richard E. Grant

di Massimo Arciresi