Pubblicato il: 21 aprile 2017 alle 06:24



Ogni giorno, in Italia, 8 persone muoiono a causa di malattie correlate all’amianto, 3mila ogni anno.

Eppure la legge 257/1992 ne aveva proibito, a partire dal 1994, non solo l’estrazione, ma anche l’importazione, la produzione, l’utilizzo e la commercializzazione di materiali contenenti amianto.

Secondo i dati del Registro Nazionale Mesoteliomi, curato da Inail tra il 1993 e il 2012, sarebbero state oltre 21mila le vittime.

Vent’anni non sono bastati alle autorità per bonificare il territorio. Anzi, a dire il vero, non sono bastati nemmeno a completare la mappatura dei siti contaminati (prevista dal Piano Nazionale Amianto). Alcune regioni, a quanto emerge dall’ultimo rapporto ufficiale, non avrebbero neanche implementato l’anagrafe dei siti da bonificare: nel Lazio, ad esempio, ma anche in Calabria e in Sicilia (sebbene alcune aree siano inserite tra quelle considerate dal Ministero da bonificare).

Dal sito del Ministero dell’Ambiente risultano 46.146 i siti da bonificare, secondo la banca dati redatta da Inail. Dati diversi da altri studi: “Nella Banca Dati Amianto rientrano circa 53.000 siti interessati dalla presenza di amianto. La Banca Dati Amianto, pertanto, non consente una copertura omogenea del territorio nazionale. Inoltre i dati raccolti necessitano di ulteriori verifiche in quanto le regioni hanno utilizzato nella raccolta dei dati criteri non omogenei. A titolo indicativo si osserva che circa il 50% dei dati è riconducibile a due sole regioni, Marche e Abruzzo, mentre non sono stati forniti dati per la regione Calabria e sono scarsissimi quelli forniti dalla Sicilia. Inoltre, moltissime aree di impianto particolarmente rilevanti in termini di necessità di intervento, quali, ad esempio, lo stabilimento ex Isochimica di Avellino o l’ex stabilimento Cemamit a Ferentino (FR) non rientrano tra i dati censiti”.

Di amianto si è parlato in un convegno tenutosi nei giorni scorsi Montecitorio:  Asbeschool – Stop Amianto a Scuola. Il rapporto presentato, frutto due anni di ricerche e indagini della giornalista Stefania Divertito, mostra la situazione dell’amianto nelle scuole italiane. Gli autori hanno girato i loro servizi tra Bari, Firenze, Casale Monferrato, Rosignano, Sardegna e Roma. Ciò che emerge è che le scuole spesso sono poco o per nulla monitorate. La mappatura che ne risulta è incompleta e non è raro che interventi di manutenzione ordinaria mostrino la presenza di amianto nei muri e nei pavimenti. “È incredibile che ancora oggi ci siano studenti esposti all’amianto», ha detto il pm torinese Raffaele Guariniello, intervistato durante l’evento, “Il problema dell’amianto nelle scuole non può essere affrontato caso per caso, per ogni singola scuola. Ma è un problema nazionale e chi ci governa deve farsene carico”.

Tornano in mente le parole del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, che ha dichiarato “Soprattutto dopo decenni di tagli e sforbiciate miopi e irragionevoli: abbiamo investito, per il periodo 2014-2017, oltre 7 miliardi di euro”, proprio in occasione del premio nazionale del Fondo “Vito Scafidi”, il fondo di “Benvenuti in Italia” per la sicurezza a scuola, conferito a tre tesi di laurea magistrale sul tema della sicurezza strutturale degli edifici scolastici. “Occuparsi di edilizia scolastica – ha sottolineato Fedeli – è una priorità ineludibile di questo Governo, così come lo è stata per il Governo che ci ha preceduti”.

Il ministro, però, ha dimenticato di dire i “numeri” del problema amianto (basti pensare che solo in Lombardia sono oltre 184 mila le strutture con amianto registrate al 30 giugno 2015). A confermare che la situazione potrebbe essere molto più grave è l’Osservatorio nazionale amianto (Ona) che ha confermato che l’amianto “è a tutt’oggi presente in 2.400 scuole con il rischio esposizione per circa 350.000 allievi e 50.000 tra personale docente e non docente”.

E gli effetti sulla salute sono noti: ogni anno si registrano circa 1.900 nuovi casi di mesotelioma un tumore “sentinella” della presenza di amianto. E poi tumore ai polmoni, alla laringe e alle ovaie, asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici (IARC 2012. Asbestos. Actinolite, amosite, anthophyllite, chrysotile, crocidolite, tremolite. IARC Monogr Evaluation Carcinog Risk Chem Man). Secondo l’Ona sono 6.000 i decessi per patologie correlate all’amianto. Questi dati sono confermati  da “I numeri del cancro in Italia 2016 di Aiom/Airtum”: sono 2.732 i pazienti ad oggi in Italia con diagnosi di mesotelioma, ma tenendo conto che i decessi per tumore polmonare sono il doppio rispetto a quelli per mesotelioma, e che ci sono anche altre patologie collegate, si superano i 6.000 decessi ogni anno. Tra i più colpiti gli insegnanti elementari, le altre professioni intermedie dell’insegnamento, bidelli ed assimilati, tecnici chimici, professori di scuola secondaria superiore e i professori di scuola secondaria superiore in materie scientifiche. Paradossalmente sono completamente assenti  le stime per quanto riguarda gli alunni.

Per non parlare del fatto che in molte zone d’Italia è stata rilevata la presenza di amianto anche nelle falde acquifere (è successo qualche anno fa in Sicilia, a Vittoria e a Gela, e, più di recente in Veneto).

“Stiamo guardando all’edilizia scolastica non più in termini di emergenza ma di costruzione di un’architettura scolastica all’avanguardia, sicura, sostenibile, innovativa”. Dopo aver visto i numeri dell’amianto nelle scuole, le parole del ministro non possono non sorprendere.

Ma gli effetti dell’amianto sulla salute si manifestano solo dopo anni, quando è ormai troppo tardi per poter indicare con certezza la causa che ha prodotto malattie mortali. E per risalire ai responsabili che non hanno fatto abbastanza per evitare questa strage di innocenti.

C.Alessandro Mauceri