Pubblicato il: 2 ottobre 2015 alle 21:52



«Ibtisam» è la traslitterazione della parola araba che significa sorriso. La scelta del titolo nasce dal desiderio di fare un omaggio a Ilaria Alpi, inviata del Tg3, che amava il mondo arabo, alla quale dedichiamo questa rubrica. Ilaria che tutti ricordano proprio per quel sorriso che non l’abbandonava mai. Ilaria assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Lei era una persona semplice che «ti veniva incontro con i suoi gonnelloni fiorati… i lunghi capelli sciolti sistemati un po’così. Sembrava sempre di ritorno da una spiaggia…», così la ricorda la collega Sara Scalia. La persona generosa che «ogni volta che partiva comprava sempre un orologio e tornava sempre senza, perché lo regalava a un’amica somala. Quella volta, l’orologio non poté donarlo a nessuno…». L’orologio di cui parlava Giorgio Alpi, il padre della giornalista, oggi è al polso di Luciana Alpi, madre di Ilaria, dal quale non si separa mai. Ilaria Alpi era una persona determinata, una «signora giornalista», come ricorda l’operatore Calvi, che l’aveva accompagnata in tutti i precedenti viaggi nella terra da lei amata e che cercava di proteggere dalle ruberie della Cooperazione, dai rifiuti e soprattutto dalle armi. Ha tanto voluto quel viaggio, il settimo, l’ultimo. Doveva essere quello decisivo: «È la storia della mia vita, devo concludere, devo fare, voglio mettere la parola fine», aveva detto al suo collega mentre cercava di convincerlo a partire. Con lei invece il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, c’era l’operatore Miran Hrovatin di Videoest di Trieste. Quello è stato il loro ultimo viaggio. Con questo lavoro partiamo proprio da lì, dal giorno dell’agguato, per tracciare in seguito il percorso seguito dagli inquirenti che si sono occupati delle indagini sino ad arrivare al processo di primo grado del 1999 contro il somalo Hashi Omar Hassan. Per passare poi a delineare i fatti di cronaca del periodo in cui viene commesso il duplice omicidio. Quindi torniamo a parlare dei due processi, quello della Corte d’Appello del 20 ottobre 2000 e d’Appello-bis del 10 maggio 2002, che vedono imputato ancora lui: Hashi, detto “Faudo”, oggi scarcerato dopo 16 anni. Quindi si parlerà del lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi –Hrovatin. Infine, ricostruiremo le tappe di Ilaria e Miran nei dieci giorni trascorsi in Somalia: Mogadiscio, Balad, Merca, Johar, Bosaso, Gardo, Bosaso, Mogadiscio.

di Serena Marotta
foto: fonte Facebook