Pubblicato il: 3 febbraio 2015 alle 15:17



ARS, presentato presso la sala gialla dell’assemblea regionale siciliana il rapporto del centro studi ed iniziative culturali Pio la Torre sull’uso dei fondi europei destinati allo sviluppo.

L’Associazione già nota per il suo operare sul territorio con il proposito dell’animazione culturale in favore delle classi subalterne, dei ceti popolari e dei soggetti svantaggiati e, nella consapevolezza del particolare contesto siciliano e meridionale, di prevenire i fenomeni della criminalità mafiosa ed organizzata, ha negli anni favorito la crescita e la diffusione, soprattutto a livello popolare, di una cultura e di una coscienza antimafiosa.
In questo quadro, l’Associazione ha realizzato lo studio oggi presentato ponendo al centro della sua attenzione l’attuale situazione economica dell’Italia meridionale.

Per quanto rilevato dall’osservatorio, dall’analisi degli ultimi dati ISTAT, l’Italia si presenta sempre più povera, lo stato di deprivazione delle famiglie si accentua e la Sicilia è al primo posto tra le regioni italiane, attestandosi al 53,2%, contro una media nazionale del 24,9% in una condizione riguarda oltre 1 milione e 71 mila famiglie. La povertà assoluta è cresciuta in tutto il Paese e in particolare in Sicilia, dove si attesta al 15,8%, colpendo ormai 320 mila famiglie e circa 800 mila persone. All’aumento della povertà assoluta si accompagna l‘aumento della sua intensità.

La sfida da affrontare, nei prossimi mesi, secondo i redattori del Rapporto (Adam Asmundo, Pietro Columba, Franco Garufi, Salvatore Sacco, Michele Pagliaro) starà pertanto nel trasformare le misure sociali di contrasto alla povertà da strumenti riparativo-assistenziali di carattere prevalentemente monetario in un mix di prestazioni in denaro e servizi in grado di promuovere reali percorsi di integrazione sociale e attivazione economica e ricostruire il capitale sociale distrutto o fortemente ridotto dalla deprivazione prodotta dalla crisi.

La copertura finanziaria per tale tipologia d’intervento andrà ricercata tra il FSE 2014 – 2020, la legge nazionale 328 del 2000, di cui ogni anno una parte considerevole va in economia, il PAC, prima che lo Stato bada a svuotarlo, e l’Agenda Urban per l’inclusione sociale.

Tale strumento finanziario, specificano i relatori, dovrà però essere sottoposto ad un rigido sistema di controllo da parte della regione, si auspica infatti che venga previsto un “Comitato di monitoraggio sui fondi europei”, formato dalle rappresentanze del mondo associativo antimafioso, e che vengano introdotti come obbligatori i sistemi delle c.d. White list e il Rating di legalità. Tali mezzi permetterebbero di compensare, per l’osservatorio, quelle opacità e quella mancanza di trasparenza che hanno favorito, sotto le precedenti amministrazioni, la corruzione e l’inquinamento politico mafioso nella gestione della spesa pubblica.

Il prof. Garufi tende comunque a precisare “i fondi europei non rappresentano di certo la soluzione alla crisi siciliana ma sicuramente sono un valido strumento per la ripartenza della Sicilia partendo da un piano politico non tanto industriale quanto di sviluppo”.

All’evento intervengono gli assessori regionali Antonino Caleca, e Antonio Purpura, i quali prospettano piani di sviluppo, nelle loro rispettive aree, che abbraccino la partecipazione dei giovani e la riqualificazione dei beni culturali.

Sono state altresì coinvolte dall’associazione Pio la Torre e dall’assemblea regionale le principali associazioni operanti all’interno dell’Ateno palermitano ( Rete Universitaria mediterranea, Intesa Universitaria, R.U.N, Vivere Ateneo, UniIdea, Fare Università) nella speranza di far riacquisire alla componente studentesca il suo antico ruolo all’interno della politica territoriale sterilizzato dalle precedenti amministrazioni. I giovani nell’ottica dell’osservatorio dovranno essere i promotori di quello sviluppo etico e trasparente prospettato nel rapporto.

Al termine del dibattito il presidente del centro, Vito Lucio Lo Monaco, auspica che il programma sia realizzato applicando il modello, già adottato nell’amministrazione milanese, di collaborazione con le principali realtà associative territoriali garantendo così quel proposito di partenza di un’amministrazione onesta e trasparente.