Pubblicato il: 20 aprile 2017 alle 13:01



Il 20 aprile 2017, in Caivano (NA) ed Orta di Atella (CE), militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere — emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti dei 3 soggetti di seguito indicati, ritenuti contigui al clan “Ciccarelli” (operante in Caivano e comuni limitrofi), indiziati di tentato omicidio aggravato dalla finalità mafiosa (artt. 56, 575, 577 c.p., art. 7 legge 203/1991) e di detenzione illegale di armi da sparo (artt. 10, 12 e 14 L. 497/1974):

  1. RUSSO Emilio, nato a Napoli i1 11.1990;
  2. RUSSO Mario, nato a Napoli il 29.03.1983;
  3. NATALE LETTUCCI Terenzio, nato a Caserta il 01.1979.

Le  indagini  hanno  consentito   di  accertare  le  responsabilità  degli  indagati  in  relazione al Tentato omicidio di Telese Giuseppe e Sepe Amalia, avvenuto in Napoli, quartiere Scampia Rione Don Guanella, il 17.09.2016, nonché del tentato omicidio di MONTESANO Nunzio, avvenuto in Caivano il 19.09.2016.

In particolare, è stato possibile ricostruire le dinamiche criminali sottese ad entrambi i fatti delittuosi. Infatti, il primo agguato venne perpetrato, su ordine di RUSSO Mario (capo di uno dei gruppi criminali egemoni sul territorio di Caivano ) per tutelare il proprio  carisma criminale, messo in discussione dalla diffusione di notizie afferenti ad una presunta relazione sentimentale intrattenuta dalla sua convivente con un altro uomo. Nello specifico, il RUSSO ordino di punire in maniera ”esemplare” la donna che aveva fatto circolare tali dicerie, scegliendo quale bersaglio, coerentemente con i dettami tipicamente camorristici, l’unico componente di sesso maschile, non detenuto, della famiglia della predetta donna, ossia il genero TELESE Giuseppe.

Tuttavia, durante l’agguato, il killer MONTESANO Nunzio non riuscì nell’intento omicidiario anche a causa della presenza sul posto di SEPE Amalia che si intromise nel tentativo di difendere suo figlio TELESE Giuseppe. Entrambi furono feriti, ma riuscirono a salvarsi.

La consumazione dell’agguato nel Rione Don Guanella senza la preventiva autorizzazione del clan locale  provocarono  serie rimostranze,  da parte di quest’ultimo,  nei confronti  di RUSSO

Mario, rischiando così di incrinare le cointeressenze economiche tra i due i clan connesse con lo smercio delle sostanze stupefacenti.

Da qui il secondo progetto omicidiario, posto in essere nei confronti di MONTESANO Nunzio, individuato quale capro espiatorio per ricomporre i rapporti tra i clan. Autore dell’agguato fu direttamente RUSSO Mario con la collaborazione di RUSSO Emilio.