Pubblicato il: 19 maggio 2017 alle 14:23



In data odierna, i Carabinieri della Compagnia di Licata, al termine di complessa attività d’indagine, hanno eseguito un’Ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Agrigento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, all’esito dell’operazione di p.g. denominata “ Stipendi Spezzati ”.

L’attività investigativa, condotta da personale del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Licata, si colloca in linea di continuità con gli esiti dell’operazione “Catene Spezzate”, eseguita nel gennaio del 2016 e che ha recentemente interessato gli stessi vertici della “Cooperativa Sociale SUAMI – ONLUS”, per gravi condotte di maltrattamento in danno di minori con deficit mentale e degli altri ospiti disabili presenti nella struttura di Licata.

La grave crisi occupazionale che ormai da diversi anni qualifica il mercato del lavoro nel territorio agrigentino, ha rappresentato il terreno di coltura di gravissime forme di abuso poste in essere da taluni, spregiudicati, datori di lavoro in danno dei lavoratori.

È proprio in questo contesto che si è sviluppata la presente attività investigativa che, grazie all’analisi della documentazione sottoposta a sequestro ed alle informazioni rese dalle persone ascoltate dai Carabinieri, tra le quali in primis vi sono i dipendenti della comunità, ha disvelato un vero e proprio sistema illecito di gestione dei rapporti lavorativi all’interno della “Cooperativa Sociale SUAMI – ONLUS”.

In particolare, le indagini, espletate con attività tecniche, supportate da perquisizioni, sequestri e acquisizione di sommarie informazioni testimoniali, consentiva di accertare l’esistenza di un’organizzazione criminale stabilmente preordinata all’attuazione di un programma “aperto” avente ad oggetto la commissione di un numero indeterminato di delitti di estorsione ai danni di numerosi dipendenti della “Cooperativa Sociale SUAMI – ONLUS” i cui vertici, approfittando della crisi occupazionale del territorio agrigentino e dello stato di estremo bisogno delle persone offese(principalmente donne separate con prole minore a carico e/o coniuge disoccupato o inabile al lavoro), assumevano numerosi lavoratori dipendenti imponendo loro condizioni economiche e lavorative deteriori e non adeguate alle prestazioni effettuate. Nello specifico, l’instaurazione ed il mantenimento del rapporto lavorativo veniva, in primo luogo, subordinato alla condizione che il dipendente accettasse di percepire una retribuzione effettiva assai inferiore ai minimi contrattuali (pari circa 50%), sottoscrivendo buste paga attestanti la corresponsione di somme maggiori rispetto a quelle effettivamente ricevute: fino all’anno 2012 lo stipendio, decurtato nella misura imposta dal datore di lavoro, veniva corrisposto con denaro contante; a far data dal 2012, al fine della precostituzione di una prova documentale dell’integra dazione della retribuzione formalmente prevista, veniva imposta al dipendente l’apertura di un rapporto bancario – conto corrente bancario, ovvero carta prepagata ricaricabile – con la prescrizione di consegnare la carta bancomat ed il relativo codice PIN a LUPO Salvatore, già amministratore unico della “Cooperativa Sociale SUAMI – ONLUS”, o ad altro associato, in modo da consentire loro di procedere all’accredito dell’intera somma indicata in busta paga e provvedere al successivo prelevamento del denaro contante ed alla dazione al lavoratore della minor somma statuita. Ancora, al lavoratore venivano imposte condizioni generali di lavoro disagevoli, contrarie alle leggi e ai contratti collettivi sotto il profilo delle mansioni ore di effettivo lavoro giornaliero svolte, sovente in eccesso rispetto all’orario previsto contrattualmente e non retribuite.

Le indagini in questione portavano al deferimento di n° 8 persone, responsabili a vario titolo di:

– Art. 416 c.p.                                    Associazione per delinquere;

– Artt. 81, 110 e 629 c.p.       Estorsione in concorso (n° 22 condotte estorsive).

– Art. 316 Ter c.p.                 Indebita percezione di contributi da parte dello Stato;

ed in particolare all’emissione di 4 misure cautelari, di cui 2 Ordinanze di Custodia Cautelare agli Arresti Domiciliari, 1 obbligo di dimora con ulteriore obbligo di permanenza in casa, 1 obbligo di presentazione alla P.G., delle seguenti persone:

  1. LUPO Salvatore, 40 enne da Favara, già Amministratore Unico della“SUAMI SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE ONLUS” (arresti domiciliari);
  2. BARBA Maria, intesa Giusy, 35 enne da Favara, moglie di Lupo Salvatore, Amministratore Unico della comunità “VILLA DIODORUS SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE” (arresti domiciliari);
  3. FEDERICO Caterina, 34 enne da Licata, assistente sociale (obbligo di dimora);
  4. SUTERA SARDO Veronica, 30 enne da Agrigento, assistente sociale(obbligo di presentazione alla P.G.).

Inoltre, è stato disposto dall’A.G. il sequestro preventivo, ai fini della confisca diretta del denaro, di 37.000 euro circa, dai saldi attivi rinvenibili sui rapporti finanziari riconducibili alla “SUAMI Società Cooperativa Sociale ONLUS”