Pubblicato il: 10 aprile 2015 alle 15:37



Finiva con questo simpatico tormentone una famosa pubblicità di uno sciroppo pubblicizzato negli anni ’70 nel mitico “Carosello”, alla fine del quale i bambini si ritiravano per la notte. Lo sketch a cartone animato – ovviamente in bianco e nero – raccontava di una improbabile banda di pirati maccheronici (il capitano piemontese, uno certamente veneto e un altro dallo spiccato accento siciliano) che tentavano di compiere le più disparate missioni. La scenetta, esilarante per quei tempi, terminava sempre nello stesso modo, con il pirata detto “mani di fata”, addetto alla tortura (nomen omen), che chiedeva al capitano di poter torturare il protagonista di turno. E allora il capitano rispondeva: «Ma cosa vuoi torturare… ci vuole pazienza!» e offriva una coppa della reclamizzata amarena, risolvendo bonariamente la situazione. Dopo aver appreso che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha sentenziato che i maltrattamenti subìti dalle persone che si trovavano all’interno della scuola Diaz in occasione del G8 di Genova del 2001, il ricordo della scenetta mi è riaffiorato alla mente sentendo il solito “leitmotiv” di coloro che sovvertendo ogni razionalità e buon senso, che alla faccia di ogni logica e diritto naturale e giuridico hanno cominciato a dare addosso alle forze dell’ordine accusandole di ogni nefandezza. Acclarato oramai che per i fatti di Genova ci furono delle responsabilità gravi da parte della polizia (e non solo), per le quali sono state emesse delle sentenze definitive di condanna, su cui non si discute, ritengo che sia venuto il momento di superare queste logiche di contrapposizione ideologica per ricercare un modello di gestione dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica rispondente ai tempi.

Vi sono delle regole che non si possono sovvertire, altrimenti qualsiasi sistema collassa e finisce lo Stato di diritto; chi viola la Legge deve risponderne secondo le pene previste. Il vomitevole pseudo buonismo imperante di alcuni – che poi sono sempre gli stessi – che giustificano ogni reato contro la società, dando colpa allo Stato o genericamente al “Sistema”, colpevolizzando a prescindere l’operato di chi è tenuto a far rispettare la Legge, è ormai intollerabile.

Adesso, dopo la sentenza di Strasburgo, la parola d’ordine è che bisogna assolutamente accelerare l’iter parlamentare sul reato di tortura per colpire meglio i cattivi con la divisa.

Sia chiaro che chi indossa una divisa ha maggiori responsabilità di un cittadino normale e quindi deve onorare il suo ruolo con la massima lealtà e professionalità, e se sbaglia paga secondo quelle che sono le sanzioni previste dalla Legge; ma la questione è diametralmente opposta: solitamente si dice “grande potere, grandi responsabilità”, ma in Italia grandi responsabilità e basta.

Nel complesso ritengo il dibattito sull’introduzione del reato di tortura una pura e semplice azione di totale e assoluta criminalizzazione delle forze dell’ordine, rendendo di fatto lo svolgimento dell’operato della polizia una trappola diabolica che rischia di generare un eccessivo timore in coloro che sono deputati alla gestione dell’Ordine Pubblico.

Non si può non notare che il putiferio di opinioni e commenti a seguito alla pronuncia della Corte europea abbia un vago sentore di ipocrisia. L’Europa ci ha accusato e condannato per i più svariati argomenti; ci ha condannato ad esempio per i tempi insostenibili dei processi, per la corruzione imperante, per l’inadeguatezza delle carceri, perché una forza militare espleta funzioni di polizia e altro ancora. È stata inoltre la stessa Corte a bocciare il ricorso della famiglia Giuliani a proposito di quello stesso G8 di Genova, rafforzando ulteriormente la veridicità della terribile aggressione che le forze dell’ordine subirono in piazza Alimonda, eppure in nessun caso un eguale putiferio è seguito alle decisioni della Corte. Quindi la Corte ha ragione solo quando piace e sbaglia quando non piace? Qualcuno dice che con il reato di tortura finalmente l’Italia si allineerà all’Europa… peccato che dimentichino di citare le tantissime cose dove l’Italia non è allineata all’Europa, ovviamente, prima fra tutte il trattamento, le tutele e le garanzie riservate alle forze dell’ordine.

L’Italia paradossalmente sta depenalizzando molti reati contro di esse e molti altri comportamenti illeciti che all’estero si pagano severamente. Nel nostro Paese si pensa a intervenire solo quando l’emotività lo richiede, senza domandarsi se ciò peggiorerà le cose, e siamo certamente gli unici a cercare mille modi per giustificare tutto e tutti, tranne ovviamente coloro che portano una divisa e la maggior parte delle volte subiscono in silenzio.

Quindi, alla fine, penso che le nostre forze dell’ordine in veste di torturatori somigliano più a “mani di fata” che a dei biechi macellai come qualcuno vorrebbe far credere.

Concludo con una boutade: Se lasciassimo la gestione delle manifestazioni agli organizzatori come allo stadio? Così i brutti e cattivi con la divisa non farebbero più male a nessuno…. No? “Capitano… li possiamo torturare?” 

  g8_genova_scuola_diaz_478x316_800_800 G8 DI GENOVA SONO PASSATI 10 ANNI:  I LUOGHI GENOVA - FIACCOLATA DECENNALE G8Ramses